Blogqueo - voces de Cuba

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venerdì, 13 gennaio 2006
Cuba diventa blues

Habana blues è un film con diversi strati di lettura, a seconda di cosa significa Cuba, la Habana in particolare, per una persona. Si può guardare con l'occhio nostalgico del turista appassionato, con l'orecchio attento dell'amante della musica (e di musica ce n'è tanta e ottima, finalmente diversa da quella amata da Ry Cooder) e si può vedere con la partecipazione di chi certe cose le ha viste o le ha vissute.
La vicenda del film è quella di una marea di famiglie cubane. La voglia di andarsene, il desiderio di emergere da una routine di piccole battaglie quotidiane per la sopravvivenza spicciola, la consapevolezza di valere e la costante sensazione che questo valore sia in qualche modo lasciato ad ammuffire poco a poco. La frustrazione cubana è ormai un sentimento massificato. La naciòn cansada dice il verso di una delle canzoni della colonna sonora. Ed è così. Quella cubana è una frustrazione che non ha nulla a che vedere con quella del singolo individuo incapace di veder riconosciute le proprie potenzialità, è ormai un senso collettivo di disfatta e contemporaneamente una coscienza di sé, del proprio patrimonio culturale che non ha pari in altri luoghi depressi del pianeta.
Cuba è tanto più stanca quanto più colta e consapevole. E chi può se ne va. Se ne vanno tutti. O sognano di farlo. Non più con il cieco entusiasmo degli anni ottanta,ma sapendo che una volta "là" bisognerà fare i conti con la nostalgia, con la separazione, la lontananza che è tanto più profonda quanto maggiore è la difficoltà di comunicare, l'idea stessa che non si può semplicemente comprare un biglietto aereo e tornare.
Con questi sentimenti convivono tante, tantissime famiglie cubane. Quasi tutti i bambini che fanno parte della mia cerchia di conoscenze hanno almeno un familiare stretto se non un genitore lontano. Crescono aspettando sempre qualcosa: una lettera, una foto, una telefonata, una carta d'invito, un ritorno. E a volte l'attesa diventa inutile.
E' questo il blues cubano. E come ogni sentimento, sull'isola, si trasforma in musica.
Ottima musica. Credo che nessun cubano possa trattenere una lacrima ascoltando Arenas de Soledad o Habana Blues. Per chi lo spagnolo lo mastica ma non troppo, qui  c'è tutto, anche i testi delle canzoni.

 

Postato da: KekeB a 12:06 | link | commenti |
musica, cinema, habana

sabato, 07 gennaio 2006
Santeria: letra del año 2006

Ecco la traduzione in italiano della Letra secondo la Comision organizadora de la Letra del Año. Si tratta di una delle due Letras che vengono diffuse a Cuba. Riporto solo questa, perché è quella a cui fa riferimento la casa religiosa a cui appartengo. L'altra, quella della Asociacion Yoruba è comunque disponibile in tutti i principali siti ufficiali cubani, tra cui Cubasi.

Comisión Organizadora de la Letra del Año para Cuba y el Mundo

Tiene a bien a comunicar al mundo que en la ceremonia de apertura del año se derivó lo siguiente:

Segno dominante: Ògúndá Ìrètè (Ògúndá Akétè)

Orazione profetica: Osóbù Àrùn Òtòrunwá. Òrúnmìlà Oniré (Osobo Anu Otonowa. Orunla onire)

"Malattie che appaiono improvvisamente per cause ignote e inaspettate. Attraverso Orula potranno essere rivelate".

Orisha reggente: Òbàtálà: Rappresenta Òlódùmarè (ilSupremo) in terra, perciò si considera il padre di tutte le teste. E' anche l'Orisha della Giustizia. Vive in luoghi elevati. Le donne incinte gli offrono sacrifici per assicurarsi figli perfetti e in salute. E' il dio della purezza e della pulizia spirituale. Per i suoi figli è tabu ingerire bevande alcoliche, carne di cavallo, cibi piccanti e conditi con molte salse o spezie. Gli alimenti bianchi e semplici gli renderanno la vita più lunga e confortevole.

Orisha che lo accompagna:: Òsùn : Dea della maternità e protettrice dei bimbi appena nati. Le si offrono sacrifici per proteggere i nostri figli, durante la gravidanza e nei primi mesi di vita. E' saggia e generosa, le si rende omaggio nelle profondità, dove nascono i fiumi e dove sboccano. Si riceve per alleviare i problemi con i figli e per aiutare la formazione e la condotta di questi ultimi.

Bandiera dell'anno: bianca con bordi verdi.

Malattie che aumenteranno la diffusione
- Presenza di malattie sconosciute alla scienza medica
- Presenza di malattie cerebro-vascolari relazionate, in molti casi, a problemi di orientamento sessuale
- Presenza di malattie della pelle
- Malattie dello stomaco
- Disfunzioni ormonali

Avvenimenti di interesse sociale

- Aumento dei fatti di sangue
- Modifiche del sistema penale
- Rottura di patti
- Problemi nel settore della salute pubblica

Raccomandazioni

- Si fa una richiesta a tutti i sistemi di Salute Pubblica perché prendano le misure necessarie riguardanti la prevenzione di nuove malattie dalle cause ignote
- Attenzione ai furti
- Evitare gli eccessi di alcol
- Fare attenzione nel fidarsi eccessivamente al momento di delegare responsabilità
- Cercare l'unità tra vicini ed evitare i disturbi che possano rovinare la convivenza (rumori, schiamazzi ecc)
- Promuovere l'unità familiare
- Evitare le rivalità tra uomini e donne sia in ambito familiare che professionale

Proverbi del segno

"Colui che rivelò il suo segreto a un altro diventò il suo schiavo ".
"La discrezione è ciò che vale di più nell'uomo ".
"Il pescatore non sa dove il mare prende la sua acqua e neppure conosce l'origine della laguna".
"Non possiamo ingannarci faccia faccia tra di noi".

Metafore:

"Se raccontiamo una bugia sembriamo agitati, se diciamo una verità appariamo anche a nostro agio "
"Il cappello del re che si radela testa e poi la scopre "
"Le foglie tenere della Palma di Ikin toccano il suolo e poi germogliano nuovamente ".

Raccomandazioni religiose

- Ebo omí sín (sacrificio con acqua consacrata) e con acqu di cocco.
- Ebo: 3 polli (per Èsù - Echu), 3 chiodi, 1 martello, 7 cocchi 7 kepis (cappelli) y gli altri ingredienti.
- Rogativa con due cocchi dipinti di bianco
- Ebo speciale : Un agnello, un chiodo (stile spagnolo) e gli altri ingredienti

Si raccomanda in ambito religioso di eseguire molte offerte a Obatala e a Oya

Postato da: KekeB a 00:12 | link | commenti (1) |
religione, santeria

venerdì, 28 ottobre 2005
El Goyo a Roma: un patrimonio ignorato

In questi giorni si trova a Roma Gregorio Hernandez, detto il Goyo. Il Goyo è un personaggio fondamentale nella storia della musica e della cultura afro-cubana in generale e, in patria, sono in pochi a non sapere chi sia.
Gregorio Hernandez è tra i fondatori del Conjunto Folklorico Nacional, la principale bandiera del patrimonio artistico di matrice africana e uno dei pilastri della sua conservazione e perpetuazione dentro e fuori dall'isola.
Contemporaneamente, Goyo insegna all'Instituo superior de Arte dell'Habana e collabora con i principali artisti, da Van Van a Tata Guines, dal defunto Lazaro Ros al gruppo Sintesis.
Con i suoi settanta e passa anni al Goyo piace un sacco viaggiare. Metà dell'anno lo passa in giro per il mondo ad insegnare balli afro-cubani e fare stages di canto e musica afro. Vedere quest'uomo dinoccolato e canuto trasformarsi in un agile cacciatore con arco e frecce quando balla Ochosi è un'esperienza indimenticabile, così come lo è frequentare uno dei suoi corsi. Le persone come Gregorio Hernandez sono delle biblioteche itineranti.
Nella loro memoria risiede un patrimonio culturale che non ha valore e di cui spesso loro stessi ignorano l'estensione, visto che si tratta di un tesoro tramandato a voce, raramente trascritto se non in rapidi appunti a matita. A maggior ragione lo sforzo didattico del Goyo è importantissimo per preservare l'integrità e l'autenticità di una cultura che ogni giorno, nelle nostre palestre, nelle discoteche di musica "latina", nelle scuole di musica, viene violentata e aggredita da sedicenti maestri, coreografi, esperti di afro-cubanismi, che incredibilmente godono spesso di un seguito notevole e che insegnano nozioni che loro stessi ignorano. Troppe volte ho visto ballare Elegguà mettendo i passi su toques che appartengono ad altri Orishas o, nelle migliori ipotesi, senza avere idea di cosa sia la clave, oppure si sentono allievi di percussioni ripetere meccanicamente spartiti scritti da solerti trascrittori di dischi di gruppi cubani, perdendo così totalmente il senso stesso della percussione afro, quell'istinto interiore che nasce dal battito del cuore, dal flusso del sangue e dal fervore che da' ritmo ad ogni colpo e rende ogni rumba diversa dall'altra, ogni quinto un quinto originale,
Per non parlare di quello che succede alla regla de Ocha, la religione Lucumi, che mentre aggrega un sempre maggior numero di seguaci di ogni paese del mondo, perde via via la sua integrità morale, le sue regole, e le sue splendide tradizioni culturali, tra cui, esempio eclatante, la lingua e i canti.
Vista la situazione, ci si aspetterebbe che l'arrivo del Goyo in una città come Roma, dove Cuba è un marchio inflazionato ad ogni angolo di strada, venisse celebrato da un mare di persone, che si mettono in lista di attesa pur di frequentare una lezione di ballo o uno stage di canto con un vero maestro, cosa che accade puntualmente a Parigi, ad Amsterdam, a Bruxelles.
Invece no. Invece Goyo arriva e si ritrova ad insegnare danza in un locale-ristorante-discoteca totalmente deserto e a cantare rumba e bata con i migliori musicisti presenti in Italia per un pubblico di salseri che non hanno idea di dove mettere i piedi al ritmo del guaguanco.
La colpa non è del Goyo, e neppure del pubblico romano. La qualità si riconosce quando la si può conoscere. Il fatto è che non sono in molti ad avere interesse a farla conoscere. Cuba è diventata una sorta di parola magica che permette a un sacco di persone di guadagnare denaro vendendo cose di cui spesso hanno a malapena sentito parlare a persone che non ne hanno mai sentito parlare. Competere con un maestro del calibro del Goyo o di molti altri che girano spesso in Europa mette a repentaglio un business non indifferente. Così lo si invita, ma un po' in sordina, senza fare troppa pubblicità. Tanto i suoi fedelissimi se li porta dietro lo stesso... E' un peccato. E anche una mancanza di rispetto.

Postato da: KekeB a 23:10 | link | commenti |
musica, personaggi, eventi, religione, santeria

giovedì, 06 ottobre 2005
Il piano, Van Gogh e il girasole: omaggio ad Alfredo Rodriguez

Venerdì mattina a Parigi ci sarà il funerale di Alfredo Rodriguez. Non so a quante persone questo nome possa suonare familiare, ma per i veri appassionati di musica cubana si tratta di un nome che ha firmato uno dei più bei capitoli del jazz-latino degli ultimi decenni: Cuba Linda.
Rodriguez era un eccellente pianista, ma era anche uno di quei personaggi che non amano scendere a compromessi di nessun tipo. Suonava perché gli piaceva, con chi gli piaceva e dove voleva lui. Componeva, a volte, ma non abbastanza da attirare i grandi discografici e con il business non aveva alcuna dimestichezza.
Eppure, il suo nome era sulla bocca di tutti i musicisti migliori che Cuba e dintorni abbiano sfornato negli ultimi tempi. Alfredito aveva lavorato con i migliori e non si era mai fermato alla superficie. I suoi gruppi comprendevano persone provenienti da tutto il mondo. Uno dei suoi percussionisti preferiti, per esempio, è sempre stato il romano Roberto Evangelisti.
Aveva girato il mondo, parlava diverse lingue, tutte un po' a modo suo, ma il suo linguaggio preferito era il jazz, con tutte le sue declinazioni.
Tra New York, Miami e Parigi, Alfredo Rodriguez aveva prestato le sue elegantissime dita a tantissime produzioni, più o meno di successo, ma la sua attività si era poco a poco ristretta a quella di pianista di club, seguito da una cerchia di fedelissimi, una cerchia ristretta ed elitaria.
Fino al 1996. Alfredito torna a Cuba per partecipare ad una produzione importante. Per lui è un'occasione d'oro. Finite le registrazioni del disco si mette a lavorare con gli stessi musicisti (tra cui Tata Guines) ma stavolta le idee, lo stile, il sabor, sono tutta farina del suo sacco. L'idea base è qualcosa che, in senso cubano, ha qualcosa di rivoluzionario: il piano e la comparsa santiaguera insieme. Cose mai sentite. Ne esce Cuba Linda. Un disco bellissimo, uno di quelli che non possono mancare nella collezione di chi ama davvero il sound cubano.
Cuba LInda è la firma di Alfredito Rodriguez. Da allora in poi, ha continuato a muoversi su un piano un po' ritirato, ma sempre a livelli qualitativi altissimi.
Era il suo carattere,  un po' chiuso, lontanissimo dal cliché del musicista caraibico, tutto gioielli d'oro bei vestiti e riflettori. Rodriguez viveva a Montmartre con la moglie, suonava la sua musica, amava Van Gogh e i girasole, e da diversi anni conviveva con un cancro che, secondo i medici, avrebbe dovuto ucciderlo parecchio tempo fa.
Venerdì al suo funerale ci saranno i suoi amici, i migliori, e un pubblico che lo seguiva ovunque, e che ascoltando i suoi celebri fraseggi in minore, ogni volta si commuove.

Postato da: KekeB a 10:55 | link | commenti |
musica, personaggi

domenica, 11 settembre 2005
Tutta colpa di Katrina?

SOno rimasta a guardare annichilita le immagini della morte di New Orleans.
Ho letto, ho visto immagini, mi sono commossa e indignata. E tutti a dare la colpa alla natura, a Katrina, all'inclemenza degli elementi. E non alle dighe che hanno ceduto, agli esseri umani che hanno costruito interi quartieri sei metri sotto il livello del mare senza curarsi di essere totalmente circondati dall'acqua. E neppure alla mancanza totale di un piano di emergenza, di organizzazione. E mai e poi mai all'inciviltà e alla bruttura dell'animo di tanti, troppi esseri umani che già prima di Katrina vivevano al di sotto della soglia della povertà e anche della civiltà, mi sento di aggiungere.
In tutto questo che c'entra Cuba? C'entra. Cuba è un'isola che ogni anno sopporta il passaggio di svariati uragani, alcuni più forti, altri meno. Le perdite materiali sono spesso devastanti. Ricordo di cicloni che hanno distrutto ponti e strade, di cittadine rimaste isolate per giorni, di raccolti distrutti ed economie locali disastrate. Ma mai, mai che possa ricordare, le vittime hanno superato le decine, e spesso sono state causate da incidenti dovuti a imprudenza o a effetti collaterali all'uragano stesso.
Perché? Perché a Cuba esiste un'organizzazione precisa. Esistono le comunità, il quartiere come nucleo fondamentale della vita civica. Può suonare un po' propagandistico, eppure è vero. Il Cdr (comitato per la difesa della rivoluzione) è un organismo che il più delle volte serve a rompere le palle a chi sgarra dalla fede socialista-rivoluzionaria, ma in certi casi ha la sua utilità. I responsabili di quartiere hanno infatti il dovere di conoscere esattamente il piano di evacuazione della propria zona. Devono sapere da quante persone è composto il loro quartiere, quanti anziani, quanti bambini, quanti ammalati o donne incinte. Devono sapere dove andrebbe ciascuna di queste persone se dovesse lasciare la propria casa e di questo deve informare il consiglio municipale e via via, risalendo la piramide, fino ad ottenere un piano di evacuazione cittadino o provinciale.
Funziona. Ha funzionato in svariate occasioni. E a ricordarlo non è stato il governo cubano, ma l'Università di Oxford, dove un gruppo di studiosi ha indicato nel piano di emergenza dell'isola quello più efficiente al mondo e ha proposto la sua esportazione a tutte le altre aree sottoposte agli stessi eventi naturali.
Inoltre. A nessun cubano sano di mente verrebbe in mente di rubare il cibo a un bambino, neppure nella peggiore delle necessità, o di terrorizzare una famiglia per fregarsi una coperta. La maggior parte delle brutture e degli orrori che New Orleans ha vissuto in questi giorni sono state causate dagli stessi cittadini di New Orleans. E' la sub-cultura dell'America più povera. E' la follia di chi si trascina lungo una strada diventata un canale putrido portandosi dietro poche masserizie e un'intera cassa di pepsi Diet sotto un braccio, o chi, preso dalla comprensibile (e in alcuni casi direi legittima) ansia del saccheggio pensa bene di infilare in un carrello della spese non acqua o cibo, ma un televisore al plasma o di chi, rifugiato su un tetto, chiede aiuto scrivendo no food no wather!
Fidel Castro ha offerto alla Louisiana un drappello di medici e paramedici per andare a dare una mano. Gli Stati Uniti hanno sdegnosamente e ufficiosamente rifiutato, negando pubblicamente che Cuba abbia mai offerto soccorsi.
Hanno detto di avere abbastanza personale qualificato. Ma alla Cnn giusto l'altro ieri, un paramedico della Croce Rossa chiedeva aiuto professionale di ogni tipo, anche solo per dare il cambio a quelli che, stremati, si stavano ammazzando di lavoro senza tregua da giorni. Un giornalista della Fox (tv decisamente filogovernativa) piangeva a dirotto di fronte alle centinaia di persone che non avevano mai visto un aiuto di alcun tipo, tantomeno un medico.
Si dice che la necessità aguzza l'ingegno. A Cuba nessun proverbio può risultare più vero. Poche miglia più in là, sembra che l'ingegno non sia neppure mai esistito.

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politica, eventi, società

venerdì, 02 settembre 2005
Per togliersi l'amaro dalla bocca

Tra uragani, defezioni, l'estate qui che inesorabilmente finisce, gente che parte e io che resto... un po' di amarezza in fondo si sente.
Ma non mi resterebbe nemmeno un briciolo di cubanìa se non trovassi un modo per reagire e rigirare la frittata. Frittata? No! Turron!!
Ecco la ricetta:
TURRÓN DE BONIATO (patata dolce)
2 tazze di boniato cotto e ridotto a pure
5 rossi d'uovo
½ tazza di latte
1 rametto di cannella
un pizzico di sale
3 tazze di zucchiero
1 cucchiaino di vaniglia
50g circa di arachidi,  o pinoli tritati

cucinare il boniato e farne un pure. Mescolare le due tazze di pure con lo zucchero e il latte bollito con il sale e la cannella. Passare al setaccio e aggiungere i semi di pinoli tritati. Mettere a cuocere rigirando con un cucchiaio di legno fino a quando si ispessisce.
Girare il composto muovendo il cucchiaio in linea retta e non in tondo. Aggiungere un poco di questo composto ai rossi d'uovo leggermente sbattuti. Unire tutto insieme e rimettere sul fuoco. Cucinare fino a vedere il fondo della pentola e a ottenere un composto ben spesso. Togliere dal fuoco. Aggiungere la vaniglia e sbattere per uno o due minuti fino a ottenere come un impasto doppio. Versare tutto in una forma per dolci e ornare con i semi tostati. Lasciare asciugare.

Postato da: KekeB a 14:48 | link | commenti |
ricette, cucina

venerdì, 26 agosto 2005
L'isola senza cervelli

Se ne vanno tutti. Uno dopo l'altro, a volte quasi a grappoli, gli artisti, gli uomini di cultura, i cervelli più attivi, lasciano l'isola e si fermano da qualche parte, spesso dall'altra parte: gli Stati Uniti.
Ultimamente, credo addirittura lo stesso giorno, hanno deciso di non rientrare più a Cuba uno dei primi ballerini del Ballet Nacional e uno dei più stimati comici teatrali e televisivi.
Il primo, Rolando Sarabia, è una delle stelle più brillanti nel cielo della danza classica mondiale. Il governo cubano gli ha negato il permesso di firmare un contratto annuale con il Chicago Ballet e lui ha deciso di chiedere asilo politico agli Stati Uniti. A Chicago ci andrà comunque. L'altro, Conrado Cogle Alvarez, da anni in tournée quasi costante in Europa si è visto ritirare il permesso di residenza provvisoria all'estero (formula che permette agli artisti di viaggiare e di rientrare a Cuba senza grossi problemi) per aver accettato di esibirsi a Miami, dove, come reazione alla notizia della sospensione del Pre, ha deciso di rimanere.
Che peccato. Per me è uno strazio vedere come Cuba da un lato continua a formare e sfornare artisti di calibro internazionale, menti acute, medici eccellenti, ingegneri, pittori, registi, scrittori e poi li allontana da sé quasi sempre per colpa di una burocrazia applicata in modo torpe e oscurantista.
Si, perché è importante capire che quando un grande artista o un brillante ricercatore decide di lasciare definitivamente Cuba non lo fa quasi mai per denaro. Infatti, quelli che hanno il privilegio e la fortuna di non avere più il problema della burocrazia e di non avere limiti nella possibilità di viaggiare, tornano sempre e vivono come non potrebbero mai vivere all'estero. Prendiamo, ad esempio, artisti come Los Van van, o Chucho Valdes, acclamati ovunque, costantemente in tournée in tutto il mondo eppure saldamente ancorati alle loro vite habanere. Sono dei re, vivono al di sopra del resto del genere umano, sono miti ambulanti con uno status e uno stile di vita che non avrebbero in nessun altro posto.
Allora perché? quale stupido ottuso passacarte "comunista" non riesce a cogliere il valore di queste perdite per l'intero paese, per la sua considerazione internazionale e per la sua possibilità di sviluppo interno?
Cuba spende denaro, molto, sicuramente più di quanto se ne investe in Italia ad esempio, per formare le proprie menti migliori. Anche dal punto di vista economico, quindi, ogni defezione è una pesante perdita, un vuoto in bilancio.
Ma c'è di più. Così come gli artisti si allontanano e perdono qualsiasi stimolo nei confronti del proprio paese, allo stesso modo, ma più silenziosamente, se ne vanno i cervelli politici. Fino a qualche anno fa, infatti, a Cuba esistevano ancora correnti di pensiero, dibattiti, anche solo fra le quattro mura di una casa, intellettuali che avevano qualcosa da dare all'isola per il suo futuro. Non ce ne sono quasi più. Se ne sono andati. Resta un paese di burocrati sempre meno convinti e sempre più incazzosi, di poliziotti giovani e arroganti e di gente che si prepara per affrontare un viaggio senza biglietto di ritorno. Qualcuno dovrebbe riflettere.

Postato da: KekeB a 11:41 | link | commenti |
politica, economia, società

domenica, 14 agosto 2005
Felicidades Fidel

Ieri Fidel Alejandro Castro Ruz, presidente della Repubblica di Cuba, ha compiuto 79 anni. Di questi, 46 li ha passati al potere, nel bene e nel male, ma saldamente al potere.
Mica poco.
Consiglio un passaggio a questo indirizzo http://www.patriagrande.net/cuba/fidel.castro/biografia.htm per avere almeno una vaga idea del personaggio (in lingua spagnola). Se si preferisce l'inglese, meglio un giro qui: http://www.marxists.org/history/cuba/archive/castro/
Qualunque sia la propria opinione politica o personale, bisogna prendere atto che Fidel Castro è uno degli ultimi uomini che hanno davvero fatto la storia.
A mio parere, merita un minimo di conoscenza.
Feliz cumpleaños comandante.

Postato da: KekeB a 12:59 | link | commenti (3) |
politica, personaggi, eventi

lunedì, 08 agosto 2005
Ibrahim Ferrer: como un bolero

La vita di Ibrahim Ferrer è stata come uno dei boleros che con la sua voce vellutata e un po' antica aveva riportato alla luce.
Una vita iperbolica, senza mezze misure, come i sentimenti e le passioni di brani come Perfidia, Quiereme mucho, Dos Gardenias, Silencio, colonne sonore di una Cuba che sembrava definitivamente passata fino a quando Buena Vista Social Club non l'ha - anche un po' violentemente - riportata alla luce.
Adesso, anche la voce di Ferrer si è spenta, all'Habana, di ritorno da un tour in Europa. Una gastroenterite sembra essere la causa della morte, ma forse più di tutto la stanchezza di 78 anni vissuti con fatica e a fasi alterne dai picchi esasperati. Le biografie raccontano di un musicista eccezionale, di un talento fuori dal comune che aveva iniziato giovanissimo la sua carriera musicale a Santiago de Cuba, cantando al seguito di nomi celebri come Benny Moré, Pacho Alonso, Chepin Choven.
Quello che non raccontano, o che suggeriscono appena, sono gli oltre trent'anni passati nel silenzio totale, nella miseria più umile, lustrando scarpe per le strade fangose di Centro Habana, raccoglieno rifiuti, cercando di tirare avanti  inventando, come la stragrande maggioranza dei cubani, evitando accuratamente di usare ancora lo strumento che gli aveva permesso di assaggiare i fasti di una vita persa assieme al trionfo della rivoluzione: la voce.
Ferrer era convinto di essere vittima di una sorta di stregoneria e pensava che mai più avrebbe potuto fare quello che meglio gli riusciva, cantare e cantare boleros, genere caduto un po' in disgrazia dagli anni settanta ad oggi.
Poi di nuovo la celebrità, come in un bel sogno, i più grandi teatri del mondo, vestiti di lino bianco di sartoria, aerei, la gente che ti saluta nei vicoli dell'Habana, e poi il Grammy, la riscossa.
Ho incontrato Ferrer all'inizio del vortice di successo generato da Buena Vista. Non da giornalista, ma da Iyawo (iniziata alla religione più praticata a Cuba, la santeria. Fu lui a venirmi incontro alla fine di un concerto milanese. Mi aveva vista, tutta vestita di bianco, e Voleva la mia benedizione, da buon credente nella Regla de Ocha. Fu in quell'occasione che mi raccontò che tutta la sua fortuna la doveva a San Lazaro, a cui era consacrato, e al quale non aveva mai smesso di dedicare offerte e regali, anche quando faceva fatica a racimolare un pasto al giorno.
Babalu Ayé (il nome yoruba del santo) lo aveva premiato e lui questo non lo avrebbe mai scordato. Mi mostrò il bastone africano, quello di cui parla nel film, un piccolo idolo di ebano, che portava sempre con sé, quasi un pegno agli spiriti degli antenati.
Insieme a Ruben Gonzalez, Ibrahim Ferrer era forse il talento più autentico e immutato nel tempo di tutta la combriccola messa insieme da Ry Cooder. A differenza di altri membri del gruppo (come Compay Segundo, ad esempio) Ferrer non solo aveva conquistato il mondo con la sua voce incantatrice e il suo stile incredibilmente elegante di interpretare i boleros e i son della tradizione, ma aveva riconquistato anche Cuba, il palcoscenico più difficile per gli artisti del suo genere. Mentre la fama di Compay, di Ochoa o dell'intramontabile Portuondo si è limitata in un certo senso alla facciata ufficiale, quella di Ferrer e di Gonzalez aveva toccato il cuore dei cubani, forse grazie alle loro personalità autentiche e alle loro storie di umiltà mai perduta e di gratitudine alla vita per i tardivi riconoscimenti ottenuti.
Musicalmente Ferrer era stato capace di ridare lustro a brani che i cubani consideravano ormai musica per vecchi nostalgici ed era stato capace di approfittare in pieno dell'opportunità ottenuta con Buena Vista per fare al meglio ciò che aveva sempre fatto.
Rimane come un testamento musicale il disco che Ferrer aveva appena presentato a Barcellona, Ay Candela, che si chiude con un guaguancò, un classico della rumba afrocubana, intitolato Todavia me queda voz (Mi rimane ancora voce).  

Postato da: KekeB a 16:40 | link | commenti (2) |
musica, personaggi, eventi

domenica, 07 agosto 2005
Decime e ottave: la poesia che si fa musica

Yo soy un hombre sincero
de donde crece la palma,
y antes de morirme quiero
echar mis versos del alma.

Chi non la conosce? E' la prima strofa di Guantanamera, musicata da Joseito Fernandez. Qualcuno sa il seguito? Eccolo:

Mi verso es como un puñal
que por el puño echa flor:
mi verso es un surtidor
que da un agua de coral.
Con los pobres de la tierra
quiero yo mi suerte echar:
el arroyo de la sierra
me complace más que el mar.
Yo sé de un pesar profundo
entre las penas sin nombre:
¡la esclavitud de los hombres
es la gran pena del mundo!
¡Penas! ¿Quién osa decir
que guardo yo penas? Luego,
después del rayo, y del fuego,
tendré tiempo de sufrir.
Oculto en mi pecho bravo
la pena que me lo hiere:
el hijo de un pueblo esclavo
vive por él, calla y muere.
Yo quiero salir del mundo
por la puerta natural:
en un carro de hojas verdes
a morir me han de llevar.
No me pongan en lo oscuro
a morir como un traidor;
¡yo soy bueno, y como bueno
moriré de cara al sol!
¡Verso, nos hablan de un Dios
a donde van los difuntos:
verso, o nos condenan juntos
o nos salvamos los dos!

Ho voluto riportare questo testo perché stamattina ho letto un bell'articolo dedicato alla decima cubana. Si parlava di come uno stile poetico essenzialmente popolare stesse tornando a fiorire grazie al lavoro di giovani autori che la stanno rivitalizzando con tematiche e vocabolari moderni.
Come dice la parola, la decima è una composizione di dieci versi di otto sillabe. Con questo stile sono state scritte la maggior parte delle composizioni di musica popolare cubana, moltissime rumbas, ma soprattutto le controversie del punto guajiro, le guajiras, i sones...
Parlando di decime, però, mi è venuta in mente un'altra forma di composizione, più classica e colta, forse, ma altrettanto prolifica a Cuba: l'ottava. Mi è venuta in mente quella in assoluto più celebre, il passaporto musicale dell'isola caraibica, la canzone più conosciuta, più storpiata, più improvvisata, più richiesta... la Guantanamera.
Si tratta di un brano che ha una storia davvero interessante e anche un po' misteriosa. Vale la pena (se si capisce un po' lo spagnolo) dare un'occhiata al lavoro di Maria Argelia Vizcaíno (http://www.josemarti.org/jose_marti/guantanamera/mariaargeliaguan/guantanameraparte1-1.htm) che ne ha ripercorso la storia e ricostruito le tappe che l'hanno portata ad essere la prima "hit" cubana internazionale.
A me piace, però, ricordare che il testo di questa canzone, almeno originariamente, è una poesia di José Martì, tratta dalla raccolta Versos Sencillos.In questo caso si tratta di una composizione di ottave, ma Martì è stato anche un eccellente autore di decime.
Per trovare, però, eccellenti esempi di questo stile non c'è bisogno di scomodare autori accademici. Questa decima, per esempio, è stata composta da Plàcido per commemorare un amico morto:

Vi un niño, por diversión
formó un globo astuto,
introduciendo un canuto
en misto de agua y jabón;
del Iris la variación
en sus colores denota,
y cuando de su derrota
tocaba al mayor aumento
sutil ráfaga de viento
lo convirtió en leve gota.
Ese globillo lucido,
tan bello cual desgraciado,
como fue de agua formado
quedó en ella convertido;
así el hombre divertido
sigue la senda dorada
de bien o de mal sembrada
que le prepara la suerte,
y en nada al fin se convierte
porque nació de la nada.

La trovo bellissima. E anche se non sono una fan del punto guajiro (da brava "capitolina" non amo moltissimo la musica del campo), va detto che moltissimi improvvisatori in decima non hanno nulla da invidiare alle liriche di grandi autori come Martì o altri. Perciò sono contenta che giovani compositori rispolverino questo stile tradizionale e chissà che anche i turisti stranieri un po' alla volta si accorgano che "uanta na mela" o "one tonomira" è un pezzo di arte e di cultura che merita di essere letto e capito.

Postato da: KekeB a 11:46 | link | commenti |
musica, personaggi, letteratura, storia



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