Blogqueo - voces de Cuba

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Notizie da e fuori Cuba, senza bisogno di passaporto.
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domenica, 27 febbraio 2005
Santeri da viaggio - Santeros para viajar

 La notizia che mi è stata segnalata è di quelle che fanno un po' male a chi crede e pratica la Ocha con sincerità e cuore. Che la Santeria sia diventata per molti una fonte di profitto non proprio onesto è cosa tristemente nota a tutti i praticanti (e non solo). Ma la notizia riportata dal Miami Herald è un altra bordata pesante alla credibilità di una pratica religiosa già fin troppo esposta alle accuse di settarismo, di magia nera, di pratiche illecite, di satanismo e chissà che altro.
C'è a Miami un certo Montoya che definisce se stesso Maximo Sacerdote General, inventandosi un rango del tutto inesistente nella gerarchia della Ocha. L'Ilé (casa tempio) di Montoya negli ultimi cinque anni ha registrato un incremento dei fedeli da poche decine a duemilacinquecento. Miracoli? Guarigioni? Apparizioni? No, permessi di viaggio a Cuba pagati fior di dollari.
Sì perché se l'amministrazione Bush ha ristretto ulteriormente le possibilità di visitare l'isola per gli esuli negli Stati Uniti, portandole da tre a una all'anno o anche meno, l'inventiva cubana non si è fatta cogliere impreparata. I motivi religiosi sono, infatti, una delle ragioni per cui vengono rilasciati i permessi di viaggio con una certa facilità e senza limiti di frequenza. A farne richiesta non sono i privati cittadini, ma le associazioni religiose ufficialmente riconosciute. Sta di fatto che molte di queste associazioni sono in realtà vere e proprie agenzie viaggi, che spostano diverse migliaia di esuli cubani da una parte all'altra del Nord Atlantico diverse volte all'anno. Tutti santeri? Improbabile. Il traffico di religiosi ha insospettito anche qualche ufficiale del governo degli Stati Uniti, ma pare che contro la libertà di religione ci sia poco da fare.
...
La noticia que me han señalado es de las que duelen un poco para quien cree y practíca la Ocha con sinceridad y corazón. Es tristemente conocido por todos los fieles (y no solo) el hecho que la Santeria se haya convertido para muchos una fuente de provechos no propiamente honestos. Pero la noticia referida por el Miami Herald es otro duro golpe a la credibilidad de una religión que ya está demasiado expuesta a las acusaciones de sectarismo, de mágia negra, de prácticas ilegales, de satanismo y quien sabe que más.
En Miami vive un tal Montoya que se autodefine Maximo Sacerdote General, inventando un título totalmente inexistente en la gerarquia de la Ocha. El ilé (casa templo) de Montoya en los ultimos cinco años registró un incremento de fieles desde pocas docenas hasta dosmilquinientos. ¿Milagros? ¿Curaciones? ¿apariciones? Nada de esto: permisos de viaje a Cuba bien pagados en dolares.
Esto porque mientras la administración Bush ha reducido ulteriormente las posibilidades de visitar la isla para los prófugos en Estados Unidos, bajándola de tres a una al año o menos, la capacidad de inventar de los cubanos no se dejó encontrar impreparada. Los motivos religiosos son una de las razones por las cuales se conceden permisos de viaje con cierta facilidad y sin límites de frecuencia. Los síngulos individuos no pueden pedirlos pero sí las asociaciones religiosas oficialmente reconocidas. De hecho, muchas de estas asociaciones son en realidad verdaderas agencias de viaje que mueven algunos millares de prófugos cubanos de un lado a otro del Norte Atlantico, muchas veces al año.
¿Todos santeros? Poco probable. El tráfico de religiosos ha levantado sospechas hasta en algunos oficiales governativos de EEUU, pero parece que contra la libertad de religión hay poco para hacer...

Postato da: KekeB a 16:21 | link | commenti (2) |
religione, società, santeria

sabato, 26 febbraio 2005
Cuba ricorda Cabrera Infante, la Spagna no - Cuba recuerda Cabrera Infante, España no

 A volte accadono cose strane. Capita che girando per i siti ufficiali di Cuba, quelli sottoposti al controllo governativo, alla censura, infarciti di retorica di regime e di tutto il bagaglio socialista, si trovino continui accenni alla morte dello scrittore Cabrera Infante. Certo, non si dimentica di dire che era un "nemico della patria", in alcuni casi lo si definisce addirittura un fanatico, non ci si esime dal ricordare il suo "tradimento" della rivoluzione, ma nessuno tralascia di sottolineare il grande valore letterario di Cabrera Infante, per Cuba e per l'intera America ispanica. Sinceramente, non me l'aspettavo. Meno mi avrebbe sorpreso il silenzio con cui sono stati accompagnati alla tomba altri illustri fuoriusciti.
Che sia un segno? Un altro segno che sorprende è, invece, il silenzio con cui lo stesso evento è stato accolto da questa parte dell'Atlantico, nella Spagna di Zapatero (che a me sta simpatico, lo dico subito...). Grandi articoli sui giornali, importanti elogi funebri da parte di intellettuali e giornalisti, ma nessun cenno, nessuna nota, niente, da parte del governo o del ministero della Cultura. Dovevano dire qualcosa? Sì, sicuramente, se non altro perché Guillermo Cabrera Infante era stato insignito del premio Cervantes, uno dei massimi riconoscimenti ufficiali della cultura spagnola, ed era quindi di diritto entrato a far parte delle voci importanti della penisola iberica.
Paese che vai, socialismo che trovi...
...
A veces pasan cosas extrañas. Sucede que navegando en los sitios oficiales de Cuba, aquellos que están constantemente bajo el control del Gobierno, bajo censura, rellenos de retórica de régimen y de todo el bagaje socialista, se encuentren continuas alusiones a la muerte del escritor Cabrera Infante. Claro, a nadie se le olvida mencionar que fue "enemigo de la patria" y en algunos casos es definido hasta fanático; no se deja de recordar su "traición" a la revolución, pero al mismo tiempo nadie omite subrayar el gran valor literario de Cabrera Infante, para Cuba y para toda America hispanica. Sinceramente, me sorprendió. Menos me hubiera sorprendido encontrar el mismo silencio con que han sido acompañado a la tumba otros profugos ilustres.
¿Quizas sea una señal? Otra señal sorprendente es, sin embargo, el silencio con que el mismo acontecimiento fue acogido en esta orilla del Atlantico, en la España de Zapatero (que a mi me cae muy bien, lo digo para que quede claro...). Anchos articulos en los periodicos, importantes elogios funebres hechos por intelectuales y periodistas, pero ninguna alusion, ninguna nota, nada, por parte del gobierno o por el ministerio de la Cultura. ¿Tenian que decir algo? Seguro que si. Por lo menos porque Guillermo Cabrera Infante recibió el premio Cervantes, uno de los mayores reconocimientos oficiales en el mundo cultural español, por lo tanto podía considerarse de derecho una de las voces importantes de la peninsula iberica.
Cada país con su propio socialismo...

Postato da: KekeB a 18:51 | link | commenti (2) |
politica, personaggi, letteratura

venerdì, 25 febbraio 2005
Il fascino delle corde cubane

 In questi giorni si svolge all'Habana un festival dedicato a due strumenti particolari: il tres e il laud. La notizia ha attirato la mia attenzione non tanto per il fatto in sé, quanto perché è un'occasione per parlare di un aspetto poco evidenziato della "musica cubana". Le virgolette le uso perché proprio questi due strumenti sono la dimostrazione di quanto sia difficile parlare genericamente di musica cubana e di quanto questa sia il risultato di un miscuglio davvero unico al mondo.
Tutti gli appassionati di musica latina, di musica in genere, sanno quanto la straordinaria ricchezza ritmica (sia dal punto di vista musicale sia da quello strumentale) dell'isola sia patrimonio sviluppato a partire dall'eredità africana. Piuttosto evidenti sono i lasciti della musica popolare spagnola. Un po' meno numerosi sono quelli che conoscono l'enorme bagaglio trasportato a Cuba dalla musica classica europea, con la sua orchestrazione, gli archi, i flauti, la tecnica pianistica, l'impressionismo e la musica da sala.
Ma il tres e il laud ci ricordano che c'e' dell'altro. Si tratta di due strumenti a corda pizzicata che esistono, in questa forma, solo a Cuba, e che hanno un ruolo fondamentale nella musica popolare, soprattutto il son e la musica "campesina", con qualche incursione nella musica più "colta", grazie alle composizioni di maestri come Carlos Fariñas o Efraín Amador. Il laud, in particolare, è un ricordo del nord Africa, lasciato da una delle tante componenti etniche che hanno attraversato il Caribe e sono approdate nei porti dell'Habana o di Santiago. Col tempo i cubani lo hanno modificato facendolo diventare un'altra cosa, ma lasciandogli il nome e una sonorità arabeggiante. Il tres, invece, è la voce del Son, una specie di chitarra/mandolino a forma di pera, una via di mezzo tra uno strumento melodico e un elemento ritmico, molto vicino nel suo utilizzo e perfino nella sonorità alla chitarra battente del Sud Italia.
La storia, lo sviluppo e le tecniche di questi strumenti sono davvero affascinanti. Per chi volesse saperne di più consiglio un passaggio su http://www.cuatro-pr.org/
...
Se está realizando en estos días en la Habana un festival dedicado a dos instrumentos peculiares: el tres y el laud. Es una noticia que me llamó la atención no tanto de por si, sino porque es la oportunidad para hablar de un aspecto poco subrayado de la "musica cubana". Las comillas las utilizo porque estos dos instrumentos representan exactamente la demonstración de lo dificil que es hablar en general de musica cubana siendo esta el resultado de una mezcla realmente unica al mundo.
Todos los apasionados , de musica latina, de musica en general, saben que la extraordinaria riqueza rítmica (tanto musical como instrumental) de la Isla es patrimonio desarrollado a partir de la herencia aficana. Bastante evidentes son los legados de la musica popular española. Son muchos menos los que conocen el importante bagaje traído a Cuba por la musica clásica europea, con su orquestación, sus arcos, las flautas, la técnica pianistica, el impresionismo y la musica de salon.
Pero el tres y el laud nos recuerdan que hay más. Se trata de dos instrumentos de cuerdas pulsadas que existen, en esta forma, solamente en Cuba y juegan un papel fundamental en la musica popular, sobre todo en el son y en la musica "campesina", con unas incursiones en la musica "culta", gracias a las composiciones de maestros como Carlos Fariñas o Efraín Amador. En particular el laud es un recuerdo de Norte de Africa, dejado por una de las distintas componentes etnicas que atravesaron el Caribe y arribaron en los puertos de la Habana y de Santiago. En el tiempo los cubanos lo modificaron, convertiendolo en otra cosa, pero dejandole su nombre y una sonoridad arábiga. El tres, por otro lado, es la "voz" del son, algo parecido a una guitarra/mandolina en forma de pera, algo entre un instrumento melodico y un elemento ritmico, muy parecido en su utilización y hasta en la sonoridad a la guitarra "battente" de Sur de Italia.
La historia, el desarrollo y las técnicas de estos instrumentos son fascinantes. Para los que quieran saber más, aconsejo un pasaje en el sitio http://www.cuatro-pr.org/

Postato da: KekeB a 19:07 | link | commenti |
musica, eventi

giovedì, 24 febbraio 2005
Da 110 anni Cuba indipendente - Desde hacen 110 años Cuba independiente

 Quando si parla di Cuba spesso si tende a ridurre la sua storia al processo rivoluzionario che rovesciò il regime di Batista e instaurò la Repubblica socialista di Castro. Mezzo secolo di storia che non rende giustizia al passato di quest'isola, davvero peculiare nel panorama delle ex-colonie europee in tutto il mondo.
Il 24 febbraio è un ottimo pretesto per ricordare un altro capitolo fondamentale della storia cubana, totalmente ignorato dai libri di storia europei, ma importante per ciò che rappresentò non solo all'interno dell'area caraibica, ma anche per i riflessi che ebbe sulla storia spagnola di fine Ottocento.
Esattamente 110 anni fa, infatti, Cuba si ribellò per la seconda volta alla nazione colonizzatrice dando inizio a una guerra di liberazione che divenne esempio per tutte le battaglie di liberazione che seguirono, in particolare per il processo rivoluzionario del 1959.
Quella del 1895 non fu solo la guerra di indipendenza del popolo cubano, fu anche il terreno in cui si svilupparono il pensiero e le teorie di grandi uomini come José Marti e Antonio Maceo che tanto hanno ispirato le continue battaglie di liberazione che tuttora infiammano il centro e il sud America.
...
Cuando se habla de Cuba se acostumbra reducir su historia al proceso revolucionario que derribó el regimen de Batista y estableció la República socialista de Castro. Medio siglo de historia que no da justicia al pasado de la isla, un pasado realmente peculiar dentro del panorama de la ex-colonias europeas en todo el mundo.
El 24 de febrero es un buen pretexto para recordar otro capitulo fundamental de la historia cubana, totalmente ignorado por los textos de historia en Europa, sin embargo muy importante para lo que representó no solamente dentro del area caribeña sino también para los reflejos que tuvo en la historia de España de fin de siglo diecinueve.
Hacen exactamente 110 años, Cuba se levantó por segunda vez contra la nación colonizadora empezando una guerra que sirvió de ejemplo para todas las luchas de liberación que siguieron, en particular el proceso revolucionario de 1959.
La de 1895 no fue solamente la guerra de independización del pueblo cubano, fue también la base sobre cual se desarrollaron el pensamiento y las teorias de hombres de la estatura de José Martí y Antonio Maceo, que fueron de inspiración para las continuas luchas de liberación que hasta hoy enflaman el centro y el sur de America.

Postato da: KekeB a 10:18 | link | commenti (2) |
storia, società

mercoledì, 23 febbraio 2005
Addio anche a Cabrera Infante e a Pancho Quinto - Adiós a Cabrera Infante y a Pancho Quinto también

 Ancora un post dedicato a grandi personalità della cultura cubana che se ne sono andate in questi giorni di febbraio.
Si è spento a Cuba un grandissimo della musica afrocubana, il percussionista Pancho Quinto. Pancho era una vera celebrità tra gli appassionati della rumba e del guaguancò grazie alla sua capacità di rivoluzionare e modernizzare senza tradire mai la tradizione.
La sua tecnica di musicista, le sue improvvisazioni e le performance in studio, ma soprattutto dal vivo, resteranno degli esempi per tutti i percussionisti delle nuove generazioni.
E' morto martedì 22, in un ospedale londinese, lo scrittore Guillermo Cabrera Infante, una delle penne più rappresentative per la letteratura centro-americana, capace di raccontare Cuba al mondo come pochissimi altri e di difendere le proprie idee politiche e la propria opposizione al regime castrista senza mai lasciarsi strumentalizzare da fanatismi di qualsiasi genere.
Cabrera Infante era nato  nel 1929 a Gibara, una piccola città orientale, per trasferirsi poi all'Habana con la famiglia, all'età di 12 anni. Imperdibile il resoconto della sua scoperta della capitale nel romanzo La Habana para un Infante difunto. Dopo aver lavorato per anni come giornalista e critico cinematografico riconosciuto in tutta l'America centro-meridionale, Cabrera Infante, che aveva attivamente partecipato al processo rivoluzionario, decise di lasciare Cuba e rifugiarsi in Europa dove coltivò principalmente l'attività di scrittore di saggi e romanzi.
...
Una vez más un post dedicado a grandes personalidades de la cultura cubana que han fallecido en estos días de febrero.
Murió a Cuba uno de los mayores de la música afrocubana: el percusionista Pancho Quinto. Pancho ha sido una celebridad entre los aficionados de la rumba y del guaguancó gracias a su capacidad de revolucionar y de actualizar este estilo sin traicionar nunca la tradición.
Su técnica de músico, sus improvisaciones y sus performances en estudio y sobre todo en vivo, quedarán para siempre como ejemplos para todos los percusionistas de las nuevas generaciones.
El Martes 22, murió en un hospital de Londres el escritor Guillermo Cabrera Infante, una de las más representativas firmas para la literatura centro-americana, capaz de narrar Cuba al mundo como poquísimos y de defender sus propias ideas politicas y su oposición al regimen castrista sin dejarse jamás involucrar por fanatismos de todos tipos.
Cabrera Infante había nacido en el año 1929 en Gibara, un pueblo de Oriente de Cuba, para después trasladarse a la Habana junto con su familia, a la edad de 12 años. Es imperdible el cuento de su descubrimiento de la capital en la novela La Habana para un Infante difunto. Después de trabajar años como periodista y crítico cinematografico reconocido en toda America centro meridional, Cabrera Infante, que había participado activamente al proceso revolucionario, decidió dejar Cuba y refugiarse en Europa donde se dedicó principalmente a la actividad de escritor de estudios y novelas.


Postato da: KekeB a 16:43 | link | commenti |
musica, personaggi, letteratura

lunedì, 21 febbraio 2005
Si spegne la voce della Ocha - Se apagò la voz de la Ocha

 Il 9 febbraio la Habana ha dato l'addio a una delle voci più rappresentative della cultura africana dell'isola: Lazaro Ros.  L'akpwon più famoso di Cuba è morto l'8 febbraio dopo una  lunga malattia, lasciando un patrimonio inestimabile di canti  delle varie tradizioni africane tramandate dagli schiavi e poi  diventate patrimonio comune a tutta la popolazione cubana.
Tantissime sono le testimonianze lasciate dal costante lavoro di ricerca di Ros. Innumerabili registrazioni di dischi  dedicati ai vari Orishas del pantheon yoruba, alle tradizioni 
ararà e Palo Mayombe, e l'attività di promozione e  diffusione della cultura afrocubana fatta con il Conjunto  Folklorico Nacional di cui Ros è stato uno dei fondatori.
A dargli l'ultimo saluto nel corteo funebre che si è mosso  con l'accompagnamento dei canti yoruba tradizionali, una grande quantità di persone comuni, di fedeli della santeria,
ma anche di "laici" e di personalità della cultura e della politica dell'isola, musicisti e ballerini, artisti e studiosi. Il discorso funebre è stato pronunciato dall'etnologa Natalia
Bolivar. Lazaro Ros era nato l'11 maggio 1925 nel quartiere habanero di Santo Suarez.
...
El 9 de febrero la Habana dijo adiós a una de las voces más representativas de la cultura aficana de la isla: Lazaro Ros.  El akpwon más popular de Cuba murió el día 8 de febrero después de una larga enfermedad, dejando un inestimable patrimonio de cantos de las distintas tradiciones africanas, traídas por los esclavos y convertidas en tesoro común a todo el pueblo cubano. Son muchísimas las ñhuellas dejadas por el constante trabajo de investigación de Ros. Innumerables son las grabaciones de discos dedicados a los Orichas del pantheon  yoruba, a las tradiciones arara y palo Mayombe, junto con la actividad de promoción y difusión de la cultura afrocubana a través del Conjunto Folklorico Nacionál a cuya fundación Ros contribuyó.
Para rendirle un ultimo homenaje concurrieron al velorio, acompañado por los tradicionales cantos yoruba, una cantidad de ciudadanos tantos devotos a la Santeria como "laicos", personalidades de la cultura y de la politica de la isla, musicos, bailarinos, aritistas y intelectuales.  La oración fúnebre fue pronunciada por la etnóloga Natalia
Bolivar. Lazaro Ros había nacido el 11 de Mayo de 1925 en el barrio habanero de Santo Súarez.

Postato da: KekeB a 11:03 | link | commenti (2) |
musica, personaggi, società, santeria

giovedì, 17 febbraio 2005
Bienvenida Matilda!

 Questo blog e' rimasto abbandonato per un po' per un'ottima ragione: l'8 febbraio, alle 11 è nata la mia piccola Matilda! Spero che i visitatori di questo blog comprenderanno... grazie e a prestissimo.
...
Este blog ha quedado abandonado por un tiempo pero con una justificación buenísima: el día 8 de febrero, a las 11, nació mi pequeña Matilda! Espero que los visitantes de este blog entiendan... gracias y hasta prontísimo!

Postato da: KekeB a 11:58 | link | commenti |

venerdì, 04 febbraio 2005
Andando por el Malecon

 Il lungomare dell'Habana. Sette chilometri di muro, di sale, di odori spesso indecifrabili, di spazzatura e commerci, ma soprattutto di umanità varia, locale e straniera. La prima con gli occhi sempre ben aperti sul lato della strada, la seconda con lo sguardo lontano verso l'orizzonte o strizzato alla luce incandescente del tramonto.
Il Malecon dell'Habana è molto di più che sette chilometri di strada; è un simbolo, è un luogo che riunisce le caratteristiche identificanti di una città e, in parte, dell'intera isola e, come tutti i simboli, li amplifica e li esalta, nel bene e nel male.
Il Malecon, pezzo più pezzo meno, ha compiuto cento anni da poco. E così, ecco due luoghi virtuali dove si può fare un giro nella sua storia, che è anche la storia recente di un'isola e della sua gente.
Cubanet: http://www.cubanet.org/CNews/y05/feb05/03a8.htm
Plan Malecon:
http://www.ohch.cu/p_plan_malecon.htm
...
El Malecon de la Habana. Siete kilometros de muro, de sal, de olores a veces indecifrables, de basura y comercios, pero sobre todo de varia humanidad, local y extranjera. La primera con los ojos siempre bien abiertos hacia la calle, la segunda con la mirada perdida hacia el horizonte o guiñada a la luz incandescente de la puesta del sol. El Malecón de la Habana es mucho más de siete kilometros de avenida; es un símbulo, es un lugar donde confluyen los carácteres identificativos de una ciudad y, en parte, de la entera isla y, como todos los símbulos, los amplifica y los fortaleze en positivo y en negativo.
El Malecón, tramo más tramo menos, cumplió hace poco cien años. Y por esto, aquí están dos sitios virtuales donde se puede hacer un pequeño recorrido en su historia que es también la historia reciente de una isla y de su gente.

Cubanet: http://www.cubanet.org/CNews/y05/feb05/03a8.htm
Plan Malecon:
http://www.ohch.cu/p_plan_malecon.htm

Postato da: KekeB a 18:31 | link | commenti |
storia, habana

mercoledì, 02 febbraio 2005
Plaza Mayor... un'altra porta si chiude

Per una porta che si apre, purtroppo, un'altra si chiude. E Cuba continua così a restare sospesa tra dimostrazioni di buona volontà e rigurgiti di censura troppo meschini per una nazione che si sta in questi giorni vantando (non del tutto a torto) della propria smisurata attenzione alla cultura e all'educazione, grazie al convegno internazionale di pedagogia e scienze dell'educazione che si sta tenendo sull'isola.
La Fiera del libro inizia domani. E' un evento molto importante, per Cuba, ma anche per tutta l'America meridionale che qui si riunisce e fa il punto sulla propria produzione letteraria e sul proprio impatto culturale sul mondo intero.
Quest'anno i numeri sono ancora più incoraggianti degli anni precedenti. Tantissime le presenze, centinaia i titoli e gli autori rappresentati, molti convegni, incontri, conferenze e presentazioni. Per questo spicca ancor di più in senso negativo un'assenza, quella della casa editrice di Porto Rico Plaza Mayor, diretta dalla cubana Patricia Gutiérrez Menoyo. Un'assenza che interrompe una lunga tradizione, tanto più consolidata visto che Plaza Mayor ha pubblicato negli ultimi anni moltissimi titoli di autori cubani o collegati alla vita dell'isola. Ma qualcosa dell'attività di quest'anno della Plaza Mayor non ha ottenuto il gradimento degli organizzatori della Feria e la Gutierrez Menoyo si è così guadagnata una silenziosa ma perentoria esclusione. L'unica spiegazione ottenuta dalla direttrice della casa editrice ha riguardato la sua "politicizzazione" dell'attività editoriale.
Peccato.
...
Por una puerta que se abre, lastimadamente, otra se cierra. Y Cuba sigue asì suspendida entre actos de buena voluntad y remolinos de censura demasiado bajos para una nación que justo en estos días se fue jactando (y no sin motivos) de su desbordante atención a la cultura y a la educación, gracias a la cumbre internacionál sobre pedagogia y sciencias de la educación que acaba de tenerse en la isla.
La Feria del Libro empieza mañana. Es un evento muy importante, para Cuba, pero también para toda America latina, que aquí se reune y saca la cuenta de su propia producción literaria y su impacto cultural en el mundo entero.
Este año los numeros aparecen más estimulantes de los años pasados. Muchisimas las presencias, centenares los titulos y los autores representados, muchos encuentros, conferencias, presentaciones. Por esto resalta más todavía en negativo una ausencia, la de la editorial de Puerto Rico Plaza Mayor, bajo la dirección de la cubana Patricia Gutiérrez Menoyo. Una ausencia que interrumpe una larga tradición, más afirmada por el hecho que Plaza Mayor publicó en los ultimos años muchisimos titulos de autores cubanos o relacionados con la isla. Pero hay algo en la actividad de este año de Plaza Mayor que no le ha gustado a los organizadores de la Feria y la Gutierrez Menoyo  se ha ganado la silenciosa y perentoria exclusión. La única explicación obtenida por la directora de la editorial se refiere a su politización en su pasada participación a la Feria.
Una lástima.

Postato da: KekeB a 17:38 | link | commenti |
politica, letteratura



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