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martedì, 29 marzo 2005
Diritti e rovesci... umani

 Fino al 22 aprile prossimo si riunisce a Ginevra per la sessantunesima volta la Commissione per i diritti umani. Tra i vari temi sul piatto c'è, ovviamente, la questione Cuba. Inutile dire che gli Stati Uniti hanno preparato pesanti bordate per convincere gli altri stati a confermare o a inasprire le varie sanzioni nei confronti dell'isola.
La notizia che mi interessa commentare, però, è che in questi giorni sta facendo il giro del mondo un documento di sapore contrario a quelli presentati dal governo degli Stati Uniti, con in calce centinaia di firme di intellettuali e personaggi celebri di varie nazioni.
In questo momento, in particolare, il documento è approdato in Spagna, Stato che, per ovvi motivi, fa sempre molta attenzione a quanto si muove nel "suo" Caribe. Tra i tantissimi che hanno firmato spicca il nome dello scrittore José Saramago.
La petizione sostiene che gli Stati Uniti non dovrebbero in alcun modo ergersi a giudici quando si parla di diritti umani e che il loro ennesimo tentativo di gettare fango su Cuba sarebbe una manovra per giustificare un ingiustificabile embargo e per coprire ancora una volta i crimini che ogni giorno si perpetrano nelle carceri nordamericane e, in particolare, nelle prigioni di Abu Ghraib e, (oh oh, ancora Cuba) Guantánamo.

Se fossi un'intellettuale o un personaggio celebre, questo documento lo firmerei anch'io. Visto che non posso, però, mi va di fare una riflessione. Tutta la questione dell'embargo (bloqueo) americano e tutto il veleno che gli Stati Uniti stanno riversando sull'isola caraibica ormai da troppo tempo non hanno solo reso ancora più difficile la vita della gente comune e più facile la speculazione di grossi gruppi finanziari quando si tratta di investire a Cuba. Hanno generato anche un effetto boomerang dalle sfaccettature contrastanti. Un po' quello che succede quando ci si trova per strada di fronte a un bambino che chiede l'elemosina.
Qualsiasi cosa si faccia si ha l'impressione di sbagliare. Sì perché la normale reazione delle persone che hanno un po' di raziocinio di fronte ai continui attacchi alla nazione castrista da parte degli Stati Uniti è ovviamente quella di dire basta, di cercare di far notare al mondo che c'è qualcosa di eccessivo e ingiustificato in questo eterno embargo (come probabilmente in tutti gli embargo). Così facendo, però, si ottiene anche l'effetto di schierarsi (spesso del tutto involontariamente) a favore di un regime che, per il fatto stesso di essere tale, non ha certo bisogno di appoggi e sostegni e che in fatto di diritti umani non avrà forse tutte le terribili colpe che gli imputano gli Stati Uniti, ma non è certo candido e innocente.
Mi chiedo che cosa sarebbe stato del regime di Fidel Castro senza l'aiuto americano...

Postato da: KekeB a 16:56 | link | commenti (1) |
politica, embargo

domenica, 20 marzo 2005
IL peso del kilo

 Il kilo è, in gergo, la moneta nazionale cubana, il peso. In realtà, nell'isola vige un regime economico assolutamente unico al mondo, per cui la moneta nazionale è anche quella meno utilizzabile e meno pregiata, ma è quella con cui ogni cubano deve fare i conti se non può avvalersi di un ingresso "alternativo" in dollari americani.
Da Novembre il dollaro è ufficialmente uscito di scena dal mercato cubano, totalmente rimpiazzato dal surrogato nazionale chiamato "peso convertible". Un altro esempio dell'inventiva castrista che sostituisce al biglietto verde un altro pezzo di carta dall'identico potere d'acquisto, coniato a Cuba e totalmente inutilizzabile al di fuori dei confini dell'isola.
La manovra rientrava comunque nel progetto di recupero dell'economia dell'isola, un tentativo di riapproprazione da parte dello Stato di una serie di settori produttivi in cui cominciava a pesare troppo il capitale straniero, manovra che sembra dare qualche frutto.
Il primo effetto è una rivalutazione del peso, il "kilo", la carta lisa e stracciata con cui vengono pagati i salari cubani e con cui si acquistano i beni con la "libreta" e poco altro. Da qualche giorno a questa parte, quindi, servono 25 pesos cubani per comprare un peso convertibile (ovvero un dollaro) nelle case di cambio ufficiali (CadeCa).
Una rivalutazione del sette percento annunciata qualche giorno fa da Fidel Castro e indicata come un inizio verso un progressivo aumento del valore della moneta nazionale.
Si tratta di un passo timido ma importante, considerato che il peso negli anni successivi al crollo dell'Unione Sovietica ha subito fluttuazioni vertiginose che hanno toccato i 95 pesos per dollaro in negativo e i 19 a 1 in positivo, mantenendosi comunque ad anni luce dal 7 a 1 dell'epoca precedente al "periodo especial".

Postato da: KekeB a 19:03 | link | commenti |
politica, economia

domenica, 13 marzo 2005
La cucina rivoluzionaria è a pressione - La cocina revolucionaria es a presion

 E' da tanto tempo che nelle cucine cubane pentole a pressione e pentole elettriche per cucinare il riso sono diventate un bene di lusso. Chi non poteva permettersi di spendere venticinque dollari per comprare una pentola a pressione vera in una "shopping" doveva accontentarsi di tenere in vita il proprio residuato di fabbricazione russa o cinese, usando un coltello per tenere chiuso il coperchio.
L'alternativa, come sempre, era il mercato sommerso. L'inventiva cubana aveva risolto il problema delle massaie mettendo sul mercato pentole a pressione artigianali costruite riciclando stoviglie da forno. Prezzo: intorno ai sei dollari.
Naturalmente, il comandante Fidel Castro non era all'oscuro del problema e qualche giorno fa ha trovato la soluzione e l'ha comunicata al popolo cubano con un discorso di sole cinque ore. Le pentole a pressione vere tornano sul mercato calmierato, quello che funziona con la libreta, a partire da aprile. Comprare le nuove pentole sarà anche un gesto altamente rivoluzionario perché significherà risparmiare energia (se il coperchio tiene bene si cucina in metà tempo) e non alimentare il mercato nero.
Da aprile, dunque, la battaglia rivoluzionaria si vincerà con i fagioli neri.
...
Hace muchisimo tiempo en las cocinas cubanas las ollas a presión y las arroceras se han convertido en un lujo desaparecido. Quien no podía alcanzar los veinticinco dolares para comprar una olla a presión de verdad en una "shopping" tenía que conformarse tratando de mantener en vida su residual de fabricación rusa o china, usando un cuchillo para cerrar la tapa.
En alternativa, como siempre, había el mercado negro. Los inventos cubanos resolvian el problema de las amas de casa vendiendo ollas a presión de factura artesanal, hechas reciclando vajillas para el horno. Precio: alrededor de seis dolares.
Natural: el comandante Fidel Castro no estaba a obscura del problema y pocos días atrás encontró la solución y la comunicó al pueblo cubano con un discurso de apenas cinco horas. Hay que volver a vender las ollas a presión de verdad en el mercado para cubanos, él de libreta, a comenzar del mes de abril.
Comprar las nuevas ollas va a ser también un acto altamente revolucionario porque significa ahorrar energia (si la tapa funciona bién se cocina en mitad del tiempo) y dejar de alimentar el mercado negro.
A partir de abril, entonces. la lucha revolucionaria se ganará con los frijoles negros
.

Postato da: KekeB a 11:35 | link | commenti |
politica, economia, cucina, società

sabato, 05 marzo 2005
Al compas del danzon

 A mi me gusta el danzon... lo dice una rima di una celebre rumba, e sottoscrivo in pieno. Ma che cosa sia questo danzon, non sono in molti a saperlo fuori dall'Isola. Perfino a Cuba, dove tutti sanno che cos'è e come suona, sono rimasti in pochi a sapere come si balla e raramente hanno meno di settant'anni...
Si, perché il danzon è innanzitutto un ballo, anzi, per molto tempo è stato Il Ballo per antonomasia, quello per cui le coppie si mettevano l'abito più elegante e andavano al salòn, dove orchestre di archi, flauti e percussioni accompagnavano serate sfavillanti.
Il danzon è il parente ricco di tanti altri balli da sala più recenti, il più celebre dei quali è il cha-cha. Musicalmente è una costruzione perfetta, basata su moduli orchestrali cadenzati su variazioni di danza e contradanza, dalle chiare radici europee per quanto riguarda la melodia, ma assolutamente cubana nel virile movimento dei timbales, che proprio in questo genere hanno trovato il loro regno. Nel danzon questo strumento magnifico, a metà strada tra i classici timpani e le percussioni afrocubane, hanno trovato il terreno per svilupparsi e diventare quello che sono oggi. Il danzon è anche uno dei pochi generi musicali che può dire di avere una data e un luogo di nascita: Matanzas, primo gennaio 1879, quando Miguel Failde presentò la sua composizione Las Alturas de Simpson. Da quel momento il danzon divenne una febbre che coinvolse l'alta società cubana e anche quella borghesia mulatta che amava ballare ma voleva mantenere le distanze dal "volgare" folklore afrocubano. Il danzon fece scandalo: i corpi erano troppo vicini e i timbales troppo ammiccanti. Ma fece presa tanto che attraversò tutto il ventesimo secolo facendo la fortuna di artisti come Barbarito Diez, la voce di velluto, e di orchestre tuttora in auge come la Aragon. Poi, son, salsa, mambo e cha-cha presero piede soppiantando il troppo compassato ballo dell'abanico (ventaglio) e delle gonne lunghe.
Come tutte le mode, anche il danzon sembra destinato ad avere il suo momento di ricorso storico. A Cuba sono diversi i gruppi di appassionati che si incontrano periodicamente per rinverdire i fasti di questo genere musicale, mai del tutto tramontato e spesso rigenerato in versioni moderne da artisti contemporanei che ne hanno offerto riletture preziose (per esempio in chiave jazz). E' vero che spesso i membri piu giovani di questi club di amanti del danzon hanno circa settant'anni, ma pare che ultimamente parecchi giovani stiano riscoprendo questo ballo sobrio e raffinato. E' per questo che all'Habana, per il secondo anno consecutivo, viene dedicato al danzon un festival specifico, che si svolgerà dal 23 marzo e comprenderà convegni, seminari, dimostrazioni di ballo, concorsi e concerti. Quest'anno il festival ospiterà anche musicisti ed esperti dal Messico, paese in cui il danzon si è felicemente trapiantato e dove è rimasto sempre in voga, anche quando a Cuba sembrava tramontato.

Postato da: KekeB a 17:57 | link | commenti |
musica, eventi

mercoledì, 02 marzo 2005
Tempo di Carnevale

 Tra febbraio e marzo in tutta Cuba si festeggia uno dei tre periodi di Carnevale che si celebrano nell'isola: questo invernale, un altro a novembre e quello più popolare a Santiago, a Luglio.
Come in tutto il Caribe, anche a Cuba il Carnevale è da sempre una festa popolare di enorme impatto, un rito di strada dalle radici indecifrabili, un'altra espressione della mezcla che caratterizza ogni aspetto della vita dell'isola. La storia del carnevale cubano riflette un po' quella politica e sociale dell'isola. Dalla fine del 1500, quando era soprattutto un'occasione per gli schiavi liberati di esprimere le proprie radici e di dare libero sfogo a canti e balli tradizionali, fino al 1914, quando le comparsate carnevalesche furono proibite.
Ripresero nel 1937, coinvolgendo anche la popolazione bianca, anche se la vera protagonista del Carnevale cubano fu sempre, ed è ancora, la musica della Conga. Particolarmente sentita a Oriente, la conga è un genere musicale di radici africane, con contaminazioni singolari (per esempio la presenza della "trompeta china") e poliritmie che differiscono di città in città e identificano la singola Comparsa, ovvero il corteo che segue il gruppo di percussionisti e musicisti ballando e rispondendo ai cori, senza tregua.
All'Habana, le comparse dei vari quartieri percorrevano tradizionalmente l'intero Malecon, formando un corteo sempre più nutrito e concorrendo una contro l'altra a volte in maniera anche piuttosto violenta (con l'aiuto della cosiddetta "pipa", il boccalone di una specie di cocktail di birra nazionale e ron di bassa lega servito gratuitamente da autocisterne).
I disordini e le violenze sono stati uno dei pretesti per regimentare il carnevale habanero e farlo diventare, nelle ultime edizioni, un evento fondamentalmente dedicato ai turisti stranieri che, comodamente seduti in una tribuna da stadio, appositamente allestita nella parte più ampia del Malecon, a pochi passi dal prestigiosissimo Nacional, si godono il passaggio di comparse e congas ordinate e contenute. Questo non vuol dire che qualche metro più in là, in zone meno "presentabili" di Centro Habana la festa continui a essere patrimonio popolare e occasione di grandi sbronze, balli sfrenati e percussioni in libertà.

Postato da: KekeB a 20:39 | link | commenti |
musica, eventi



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