Noticias sin pasaporte, dentro y afuera de Cuba.
Notizie da e fuori Cuba, senza bisogno di passaporto.
News with no passport within and around Cuba.
Cubaliteraria
Cubasi
Diario di un'ecomamma
Havana Journal
my favourite things
Pentagramma
Radio Taino
Round About Midnight
Uno sguardo al Brasile
visitato *loading* volte
SOno rimasta a guardare annichilita le immagini della morte di New Orleans.
Ho letto, ho visto immagini, mi sono commossa e indignata. E tutti a dare la colpa alla natura, a Katrina, all'inclemenza degli elementi. E non alle dighe che hanno ceduto, agli esseri umani che hanno costruito interi quartieri sei metri sotto il livello del mare senza curarsi di essere totalmente circondati dall'acqua. E neppure alla mancanza totale di un piano di emergenza, di organizzazione. E mai e poi mai all'inciviltà e alla bruttura dell'animo di tanti, troppi esseri umani che già prima di Katrina vivevano al di sotto della soglia della povertà e anche della civiltà, mi sento di aggiungere.
In tutto questo che c'entra Cuba? C'entra. Cuba è un'isola che ogni anno sopporta il passaggio di svariati uragani, alcuni più forti, altri meno. Le perdite materiali sono spesso devastanti. Ricordo di cicloni che hanno distrutto ponti e strade, di cittadine rimaste isolate per giorni, di raccolti distrutti ed economie locali disastrate. Ma mai, mai che possa ricordare, le vittime hanno superato le decine, e spesso sono state causate da incidenti dovuti a imprudenza o a effetti collaterali all'uragano stesso.
Perché? Perché a Cuba esiste un'organizzazione precisa. Esistono le comunità, il quartiere come nucleo fondamentale della vita civica. Può suonare un po' propagandistico, eppure è vero. Il Cdr (comitato per la difesa della rivoluzione) è un organismo che il più delle volte serve a rompere le palle a chi sgarra dalla fede socialista-rivoluzionaria, ma in certi casi ha la sua utilità. I responsabili di quartiere hanno infatti il dovere di conoscere esattamente il piano di evacuazione della propria zona. Devono sapere da quante persone è composto il loro quartiere, quanti anziani, quanti bambini, quanti ammalati o donne incinte. Devono sapere dove andrebbe ciascuna di queste persone se dovesse lasciare la propria casa e di questo deve informare il consiglio municipale e via via, risalendo la piramide, fino ad ottenere un piano di evacuazione cittadino o provinciale.
Funziona. Ha funzionato in svariate occasioni. E a ricordarlo non è stato il governo cubano, ma l'Università di Oxford, dove un gruppo di studiosi ha indicato nel piano di emergenza dell'isola quello più efficiente al mondo e ha proposto la sua esportazione a tutte le altre aree sottoposte agli stessi eventi naturali.
Inoltre. A nessun cubano sano di mente verrebbe in mente di rubare il cibo a un bambino, neppure nella peggiore delle necessità, o di terrorizzare una famiglia per fregarsi una coperta. La maggior parte delle brutture e degli orrori che New Orleans ha vissuto in questi giorni sono state causate dagli stessi cittadini di New Orleans. E' la sub-cultura dell'America più povera. E' la follia di chi si trascina lungo una strada diventata un canale putrido portandosi dietro poche masserizie e un'intera cassa di pepsi Diet sotto un braccio, o chi, preso dalla comprensibile (e in alcuni casi direi legittima) ansia del saccheggio pensa bene di infilare in un carrello della spese non acqua o cibo, ma un televisore al plasma o di chi, rifugiato su un tetto, chiede aiuto scrivendo no food no wather!
Fidel Castro ha offerto alla Louisiana un drappello di medici e paramedici per andare a dare una mano. Gli Stati Uniti hanno sdegnosamente e ufficiosamente rifiutato, negando pubblicamente che Cuba abbia mai offerto soccorsi.
Hanno detto di avere abbastanza personale qualificato. Ma alla Cnn giusto l'altro ieri, un paramedico della Croce Rossa chiedeva aiuto professionale di ogni tipo, anche solo per dare il cambio a quelli che, stremati, si stavano ammazzando di lavoro senza tregua da giorni. Un giornalista della Fox (tv decisamente filogovernativa) piangeva a dirotto di fronte alle centinaia di persone che non avevano mai visto un aiuto di alcun tipo, tantomeno un medico.
Si dice che la necessità aguzza l'ingegno. A Cuba nessun proverbio può risultare più vero. Poche miglia più in là, sembra che l'ingegno non sia neppure mai esistito.

cinema
cucina
economia
embargo
eventi
habana
internet
letteratura
musica
personaggi
politica
religione
ricette
salute
santeria
societÃ
storia